REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 

 

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La Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire o ex Congo belga) è uno Stato dell’Africa Centrale, il suo territorio si sviluppa infatti nel cuore del continente. Ha una superficie di 2.345.409 km2 . La capitale è Kinshasa. Il nord del paese è una delle più grandi aree di foresta equatoriale al mondo; la zona orientale costeggia il grande rift est-africano, area di montagne, di colline, di grandi laghi,  ma anche di vulcani. Il sud e la zona centrale, area di savana alberata, forma un altopiano ricco di minerali. Nella parte estrema ad ovest, in una quarantina di chilometri a nord della foce del fiume Congo si sviluppa la costa sull’Oceano Atlantico.

È il paese francofono più popoloso, con una popolazione di 67,51 milioni di abitanti (2013) di diverse etnie nere africane. Il francese è la lingua ufficiale e quattro lingue bantu (kikongo, lingala, tchiluba,swahili) sono riconosciute lingue nazionali, ma ce ne sono moltissime altre non riconosciute.

 

                                          Bandiera attuale della Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo presenta un territorio ampiamente pianeggiante, con vaste pianure e paludi, grazie al bacino del fiume Congo che tiene alta l’umidità; le zone montuose non sono molto elevate, a eccezione del monte Ruwenzori (5119 m), e di tutta la catena montuosa presente ad est. Nel sud-est si trovano i monti Mitumba, con altezze non molto elevate.

Il fiume Congo (chiamato anche Zaire) nasce circa nel punto di incontro tra la catena dei monti Mitumba e quella dei Rilievi Meridionali. Prima si dirige per oltre 1000 km verso nord; poi devia verso ovest con un’ampia curva e attraversa un tratto pianeggiante, dove la corrente rallenta e le sponde diventano paludose; nel terzo tratto si dirige in direzione sud-ovest verso l’oceano e riceve le acque di grandi affluenti. In questo tratto terminale bagna due capitali, Kinshasa e Brazzaville (capitale della Repubblica del Congo ex Congo francese), scende di quota con le cascate Livingstone e sfocia con un lungo estuario nell’Oceano Atlantico.

IL Clima

Fatta eccezione per la zona degli altopiani, il clima del paese è caldo-umido, con temperature medie di circa 27 °C nella depressione centrale e punte estreme in febbraio, il mese più caldo in assoluto; sopra i 1.500 m la media scende a 19 °C. Le precipitazioni raggiungono una media annua di 1.520 mm al nord e 1.270 mm al sud, con frequenze abbondanti, tra aprile e novembre, a nord dell’equatore e, tra ottobre e maggio, a sud.

Religione

L’86% della popolazione è di religione cristiana (41% cattolici 31,6% protestantii e 13,4% altri cristiani tra i quali spicca per importanza particolare il Kimbanguismo). Il 10,7% dei congolesi è legato a credenze tradizionali (religioni animiste). Il restante 3,3% degli abitanti è musulmano (1,4%) o crede in altre religioni minori.

Economia

La Repubblica Democratica del Congo e’ il terzo Paese africano per popolazione (dopo Nigeria ed Etiopia) e per dimensione (dopo Sudan e Algeria), ricchissimo di risorse naturali, forestali e minerarie. E’ il terzo produttore mondiale di diamanti in volume, ma non in valore, dato che la maggior parte della produzione e’ destinata ad utilizzi industriali invece che al settore della gioielleria. Possiede la seconda foresta pluviale al mondo, dotato di ampi terreni fertili e di vaste risorse idriche. Storicamente, il settore minerario, ampiamente diversificato, e quello dell’estrazione petrolifera rivestono un’importanza fondamentale per le entrate da esportazione e per contributo al PIL. Nonostante l’abbondanza di risorse naturali, l’economia formale del Paese e’ quasi letteralmente crollata negli ultimi decenni, quale risultato di cattiva gestione e di perenni conflitti militari. L’impatto della lunga guerra e’ stato disastroso, ed ha comportato la distruzione di gran parte delle infrastrutture e l’indebolimento delle istituzioni di mercato, con perdite totali dei beni posseduti da persone ed imprese. L’economia congolese, la seconda piu’ industrializzata del continente dopo il Sud Africa, al raggiungimento dell’indipendenza, nel 1960, ha subito, dopo la lunga dittatura predatoria di Mobutu ed il successivo periodo bellico degli anni novanta, un processo di profonda trasformazione, che l’ha portata a basarsi, ora,sull’agricoltura di sostentamento e sulle attivita’ informali, con conseguente crollo delle esportazioni e delle attivita’ a valore aggiunto. Gli anni novanta hanno sancito il collasso economico del Paese, quale risultato di politiche macroeconomiche errate, dell’instabilita’ politica e della guerra, insieme alla successione di una serie di shocks dal lato dell’offerta: rivolte e saccheggi, assenza di investimenti pubblici infrastrutturali, emigrazione di risorse umane qualificate, diffusa corruzione. A causa di questi fattori, molti settori dell’economia, in particolare la produzione mineraria e quella agricola, hanno subito pesanti contrazioni. Il potere d’acquisto ed il reddito disponibile delle famiglie sono stati considerevolmente erosi a causa dell’iperinflazione, mentre si e’ assistito ad un forte sviluppo dell’economia informale. Il PIL pro-capite e’ inferiore oggi a quello del 1960, quando era di 380 dollari annui rispetto ai 171 dollari del 2009, molto inferiore rispetto al livello medio per i paesi dell’Africa sub-sahariana, pari a 750 dollari. Soltanto a partire dal 2002, l’economia congolese ha mostrato una dinamica positiva, dopo molti anni di sistematica cospicua contrazione, da ascrivere allo sforzo di ricostruzione intrapreso dal Paese, anche grazie ai benefici effetti prodotti dai primi tentativi di adottare politiche macroeconomiche piu’ prudenti, e dal maggiore impegno dispiegato per sviluppare le infrastrutture, le istituzioni e le capacita’ di gestione amministrativa. Tuttavia, il Paese deve ancora affrontare numerose sfide sia sul piano economico sia nel contesto del tessuto sociale,superando le notevoli carenze che attualmente lo pongono agli ultimi posti della graduatoria mondiale basata sugli indicatori di sviluppo. L’agricoltura, compresa la silvicoltura, l’allevamento del bestiame e la pesca, rappresenta il principale settore dell’economia della RDC. Essa contribuisce per il 40% al PIL ed impiega circa il 75% della forza lavoro, che conduce prevalentemente attivita’ di sussistenza. Possiede un notevole potenziale di sviluppo, ma e’ stata caratterizzata da politiche inappropriate, paralizzata dalla guerra e dai disordini civili, limitata dallo stato delle infrastrutture (strade, strutture di immagazzinaggio e di distribuzione), unitamente alla scarsita’ di credito e di valuta estera per poter acquisire i necessari fattori produttivi. Il peso dei prodotti agricoli sulle esportazioni di merci e’ passato dal 40% del 1960 a poco piu’ del 10% attuale e, nello stesso periodo, il Paese si e’ trasformato da esportatore ad importatore netto di prodotti alimentari.Principali colture commerciali sono il cacao, il caffe’, il cotone, l’olio di palma, il te’, la gomma, lo zucchero e la corteccia di china, mentre le principali produzioni alimentari consistono in mais, riso, manioca, patate e anacardi. Dopo l’acuta crisi sofferta durante gli anni di guerra civile, stanno emergendo segnali di una ripresa produttiva nell’ambito del settore agricolo, sebbene siano necessari massicci investimenti in infrastrutture, soprattutto in quelle viarie, al fine di poter favorire un sistematico incremento dell’esistente potenziale. Il settore minerario viene considerato il principale motore economico del Paese, costituendo il 15% del PIL, ma finora, per una serie di problemi strutturali, il suo andamento si e’ rivelato inferiore alle possibilita’. La RDC possiede una vasta dotazione di risorse minerarie: rame, cobalto, coltan, diamanti, oro, zinco, uranio, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio e petrolio greggio. Politiche di nazionalizzazione,  associate ad una scarsita’ di investimenti pubblici e privati, hanno determinato ampie flessioni produttive negli ultimi venti anni. Il settore minerario e’ dominato da due imprese statali, la Genérale des Carrières et des Mines (Gecamine), che opera nel settore del rame, del cobalto e dello zinco e la Société Minière de Bakwange (MIBA), joint venture tra il governo e la societa’ belga Sibeka, nel settore dei diamanti. Negli ultimi anni, il settore e’ stato tributario di un crescente flusso di investimenti esteri, nell’ambito dell’esplorazione e della produzione di metalli di base (principalmente rame, cobalto e zinco) e di diamanti industriali, elemento che ha favorito l’accelerazione della produzione insieme all’emanazione del nuovo codice minerario, promulgato nel 2002, che garantisce i diritti degli investitori e si propone di rafforzare il ruolo di supervisione dello Stato, introducendo un registro delle licenze minerarie ed un’agenzia per la certificazione dei diamanti. I progressi nel settore sono stati, tuttavia, negativamente influenzati dalla decisione del Governo di rinegoziare accordi minerari con investitori stranieri. La Cina, nel 2008, si e’ imposta come primo partner commerciale per le esportazioni congolesi, sostituendo ampiamente il Belgio, ex potenza coloniale che, fino al 2007, aveva rappresentato il principale mercato di sbocco della RDC. Dopo aver fatto registrare una frenata nel 2009, nei primi quattro mesi del 2010, le vendite verso la Cina sono circa triplicate rispetto ai primi quattro mesi del 2009. Notevole incremento (+75%) e’ stato registrato anche dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, in seconda posizione nella graduatoria, seguiti da Belgio, Zambia e Italia.

(Tratto da Rapporto ICE Istituto Commercio Estero del 2010)